Bar Caffè Ascoli Piceno



Il caffè non è soltanto una piacevole bevanda ma serve a dare più energia durante la giornata, e in Italia in particolar modo è diventato una vera e propria tradizione culturale. Il Wine Bar Vincè Fa La Carita offre un servizio bar caffè ad Ascoli Piceno nella migliore tradizione storica italiana, perché un caffè non va bevuto al volo ma va gustato. Grazie alle migliori miscele il caffè espresso del Wine Bar Vincè Fa La Carita è uno dei più apprezzati di Ascoli Piceno, continuando con orgoglio la lunga tradizione del buon caffè all’italiana. Wine Bar Vincè Fa La Carita offre inoltre pregiate miscele di caffè, aperitivi dove si può scegliere tra tantissimi cocktail accompagnati da finger food fatti con prodotti tipici locali. I clienti amanti del vino e della birra possono scegliere tra una vasta serie di bottiglie, ma anche chi non ama gli alcolici, potrà trovare tante bevande buonissime.



Vanto del locale bar caffè di Ascoli Piceno  sono le numerose miscele di caffè che serve alla sua clientela. D’altronde espresso è originario proprio del Belpaese. Il primo prototipo di macchina da caffè si vide all'Esposizione Universale di Parigi del 1855 e in Italia si diffuse sia la metodologia di produzione che la produzione industriale di quella macchina perfezionata. L'uso dell’acqua calda nella preparazione del caffè era un procedimento in uso già da secoli ma solo alla fine dell’800 si sentì la necessità di inventare un'attrezzatura capace di fare il caffè senza la presenza della polvere, come avviene invece nella tradizionale preparazione, ad esempio, del caffè arabo. Dopo vari tentativi andati male, la prima azienda in grado di lanciare sul mercato a livello industriale una macchina capace di operare sotto pressione fu, nel 1901, l'italiana Bezzera. Questa macchina aveva però ancora dei limiti evidenti, poiché la pressione veniva data attraverso un difficile meccanismo a vapore difficile da regolare. Bisogna invece aspettare fino al 1961 quando Carlo Ernesto Valente, fondatore della Faema, aiutò il lavoro dei baristi inserendo una pompa elettrica per la spinta dell'acqua, dando così le basi della moderna macchina per l'espresso.


Il successo e la diffusione del caffè in Italia non ebbero solo un’importanza sul cambiamento dei gusti, ma anche da un punto di vista culturale. La rivista di Verri, ad esempio, chiamata proprio Il Caffè, e pubblicata a Milano dal 1764 al 1766, conteneva articoli in cui si commentavano immaginarie conversazioni avvenute in immaginario un locale milanese, esattamente come succedeva quotidianamente nella realtà in tanti caffè italiani. In questo modo i dialoghi divenivano il pretesto per trattare temi culturali, relativi alla politica e all’etica.
In Italia i caffè erano sentiti come luoghi di fermento culturale e divennero spazi in cui si formava l’opinione pubblica e si dava l’opportunità di discutere e confrontarsi. Due dei caffè più celebri, quello di San Marco e quello Garibaldi a Trieste, avevano come clienti personaggi della letteratura italiana come Italo Svevo e Umberto Saba. Anche il Tommaseo e il Caffè degli Specchi, sempre della città giuliana, aperti nel 1830 e nel 1839, costituirono un ulteriore punto di riferimento per i fermenti non solo culturali ma anche politici dell’epoca preunitaria.